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Giovani Democratici

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venerdì 23 aprile 2010

Per il futuro di Roma

RELAZIONE DI MARCO MICCOLI

Questa iniziativa parte dall’esigenza che si è manifestata subito dopo il voto, e soprattutto dopo il risultato che questo ci ha consegnato.

L’esigenza cioè di aprire un nuova stagione per li Futuro di Roma .
e crediamo sia necessario farlo in primo luogo riorganizzando il PD di Roma, proponendo un percorso, un viaggio, lungo il quale definire insieme alla città il progetto per la riconquista democratica del Campidoglio.
Questo, si può realizzare solo attraverso la riorganizzazione e  l’affermazione del PD di Roma nel territorio, nei luoghi di lavoro, di studio e nelle istituzioni locali, contemporaneamente alla costruzione di un forte consenso politico e sociale su un programma di governo della città, alternativo a quello della destra.
Oggi tuttavia non forniremo quel progetto, ma le linee di lavoro che ci proponiamo di seguire per conseguire questi due obiettivi.
Quel progetto,sarà, dunque, il risultato, unitario e condiviso, dell’iniziativa politica a medio termine che vogliamo svolgere insieme a tutte le forze politiche e sociali disponibili a convergere con noi sull’obiettivo di un nuovo governo democratico di Roma.
Oggi siamo qui dunque, per prendere un impegno.
Proporre un percorso unitario, comune, sul quale avviare un’azione che abbia al centro la rinascita di Roma, l’interesse generale dei romani e di tutti gli abitanti della Capitale: insieme a questo, il PD romano vuole, contemporaneamente, riorganizzare la sua presenza nella città e costruire quel patto, quell’alleanza politica e sociale indispensabile per riconquistare il governo di Roma.
Un impegno di lavoro su un percorso, che definisca più di tante parole la nostra identità politica, il nostro profilo ideale e culturale, ed una nostra ritrovata capacità di studio e di elaborazione e quindi la nostra credibilità come forza di governo, capace di cambiare e al tempo stesso autonoma da interessi particolari e corporativi.
Il percorso che costruiremo, le modalità e i contenuti di questo viaggio, e aggiungo la classe dirigente che metteremo a disposizione, non sono meno importanti del nostro obiettivo finale.
 
 
Roma Oggi e il ruolo del Partito Democratico.
 il PD di Roma, che si propone di elaborare una nuova strategia per riconquistare il governo della città, non può, dunque, agire in modo separato dall’insieme dei cittadini, limitandosi ad attivare consultazioni con ambiti di esclusiva rappresentanza, siano essi di élite o anche popolari. Per questo vogliamo svolgere la nostra iniziativa politica in modo che sia evidente, agli occhi della città, che il PD può donare una elaborazione programmatica condivisa e di battaglia politica, concreta e quotidiana, sulle cose.
Il PD dovrà essere il primo luogo di ascolto e di partecipazione democratica di una città, oggi disorientata, alla ricerca delle soluzioni che la riguardano e, contemporaneamente, lo strumento di lotta civica, unitaria e popolare, per la loro attuazione.
Dobbiamo tornare a saper ascoltare la voce degli attori sociali ed economici della città, per collocarla nel contesto nazionale, europeo e mondiale in modo dinamico, cioè operando sintesi e scelte politiche. Questa è la chiave del radicamento territoriale e sociale che vogliamo realizzare per candidarci credibilmente a governare Roma.
 
Sapendo che operemo in un contesto di fatto dal quale nessuna proposta politica credibile, anche locale, può prescindere,
quello della globalizzazione e quello degli effetti derivati della crisi che ancora oggi morde la città.
Attualmente più del 50% della popolazione mondiale vive nelle grandi aree metropolitane e la tendenza è che, nei prossimi tre decenni, questa concentrazione supererà l’80%, mentre già nel 2030 le città consumeranno il 73% dell’energia prodotta nel mondo.
Già oggi il ruolo delle grandi città, e Roma ne è la riprova, oltrepassa i loro confini geografici e istituzionali e diviene quello di motore di sviluppo e crescita economica. Anche a Roma, l’alta concentrazione di risorse umane, di intelligenze creative e specialismi, di infrastrutture e servizi, la presenza dei centri decisionali pubblici, fanno della città, la frontiera più avanzata dell’economia regionale.
Ma anche a Roma come nelle altre grandi capitali mondiali, alla crescita economica non corrisponde automaticamente una pari diffusione del benessere tra i cittadini, né necessariamente un miglioramento della loro qualità di vita. Nelle metropoli globali si generano spesso anche le diseconomie di scala più forti e i tassi di disoccupazione più elevati, mentre l’esclusione sociale, la povertà e la solitudine spesso, sono più diffuse e in alcuni casi minano la coesione sociale.
E’ dunque nelle città che si gioca, oggi, la sfida per l’innalzamento del livello della qualità della vita della maggior parte degli abitanti del mondo. L’oggettivo fallimento delle politiche neo-liberiste segna la strada da percorrere, attraverso un ripensamento delle logiche e delle pratiche del modello di sviluppo prevalente, indispensabile per fronteggiare le crisi energetica e ambientale che, assieme alla crisi democratica, sono alla base dell’attuale crisi economico-finanziaria.
Nel mondo globalizzato non c’è sviluppo equilibrato e durevole di una città che non sia dettato da una visione strategica chiara, sostenibile ed equa del futuro verso il quale la si voglia portare. Una visione strategica che, tenendo conto del contesto internazionale, tuttavia affondi le radici nella vocazione del territorio stesso.
Roma non è Parigi, né New York, né Pechino. I suoi unici e forti caratteri originari, la sua storia, rendono la ricerca di una sua nuova visione strategica un’operazione particolarmente complessa, che non può essere il frutto di una brillante operazione di marketing urbano, né di un automatico trasferimento di buone pratiche da esperienze di successo realizzate in altre metropoli.
 
Noi, Il PD di Roma, abbiamo sulle spalle una grande responsabilità, non solo nei confronti della nostra città, ma di tutto il paese. Una responsabilità che la destra che sta fermando Roma, non ha, o meglio non ha mai avuto, gestendo la città secondo una visione e una pratica politica che non guarda al futuro e soprattutto al suo interesse generale.
La destra, dopo aver raccolto il governo della città senza avere alcun progetto e nella più totale assenza di cultura di governo, aveva annunciato di voler sostituire il così detto modello romano con una nuova idea della città e una nuova classe dirigente che, a suo dire, sarebbe stata compressa, nella sua capacità d’innovazione, dalla pervasività di quello stesso “modello”.
In realtà dopo due anni, la giunta Alemanno non ha prodotto alcuna idea strategica per Roma, nuova o vecchia che sia, ma solo mirabolanti annunci, dopo aver cancellato progetti risolutivi e investimenti fatti dal centrosinistra, recando un danno alla città e dimostrando anche una notevole dose di autolesionismo. Tanto meno, s’è vista all’opera alcuna nuova classe dirigente, ma solo una triste comitiva di “vecchie e nuove glorie” della destra, divise e litigiose per la spartizione dei posti nel sottogoverno capitolino, la vicenda della mancata consegna della lista pdl alle elezioni regionali o la vicenda dell'assunzione di Andrini, nominato dirigente all'ama e le denunce apparse nei giorni scorsi su Repubblica, descrivono bene quanto stiamo affermando.
 
La destra anche dopo due anni di governo, continua ad addossare alle precedenti giunte lo stato di regressione attuale della città. 
E’ un affermazione strumentale e ideologica.
L’analisi di quegli anni fatta con serietà aiuterebbe anche il sindaco a governare meglio la città.
Certo, dentro il quadro di quell’esperienza non sono mancati i problemi. Sarebbe sbagliato nasconderlo.
Proprio negli anni della crescita economica e dei grandi progetti di trasformazione territoriale e funzionale, l’esperienza romana ha confermato la tendenza mondiale delle grandi città a produrre diseguaglianze socioeconomiche.
Lo sviluppo economico a Roma, cosi come in tante capitali mondiali, si è così accompagnato a un aumento del disagio sperimentato da ampie componenti della società. Infatti, il diffondersi delle difficoltà è stato certamente favorito da fattori esogeni di carattere sovra-territoriale (dalla precarizzazione del lavoro, al suo stesso indebolimento nella dinamica della distribuzione del reddito, solo per fare un esempio). E forse, nell’ultima fase di governo del centrosinistra della città, non sono stati sufficienti gli strumenti di mitigazione adottati a contrastare tutto ciò.
Gli effetti negativi sulle condizioni di vita di molti cittadini si sono riverberati, così, non solo su un cambio di orientamento politico, ma, più in generale, sull’indebolimento dei processi di formazione di un senso politico democratico comune.
Non aver compreso in tempo,
e questo vale soprattutto per il nostro partito,
che il successo di quella fase del risveglio, progettuale e realizzativo, aveva portato anche nuove contraddizioni politiche e nuovi squilibri sociali e territorialiche richiedevano nuove strategie, nuovi progetti, ha rotto in parte la sintonia tra il centrosinistra ed una parte dei cittadini romani.
 
Oggi, sta di fatto che siamo di fronte all’esigenza di affermare uno nuovo progetto, risolutivo dei problemi di una città che la destra ha accentuato, vanificando, in un solo anno e mezzo di governo senza progetto né qualità, il tanto di buono fatto nei passati quindici anni.
Col governo della destra la città vive, oggettivamente, una fase di impoverimento culturale e allentamento dei propri tradizionali vincoli comunitari.
Nonostante questo l’intento della giunta Alemanno è di fare del 2010 “l’anno della riscossa”, con una serie di iniziative, la recente archistar - come la presentazione, ai cosiddetti Stati Generali di Roma (previsti per il maggio prossimo in Campidoglio) di 10 Progetti Strategici - che dovrebbero, nelle intenzioni del Sindaco, cambiare la struttura fisica ed economica della città.
A questi si aggiunge la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020 che si dovrebbe caratterizzare per la sostenibilità ambientale ed energetica e per la quale la giunta si sta avvalendo della consulenza del professor J. Rifkin che guiderà l’elaborazione del masterplan dell’energia con l’obiettivo di un abbattimento radicale delle emissioni di Co2 a Roma entro 10 anni. Una vera e propria sfida al modo attuale di produrre e di consumare della città.
Non possiamo rimanere spettatori anche perchè
sappiamo fin d’ora che poco o nulla di tutto questo si realizzerà (la destra non ha gli strumenti culturali né, soprattutto, le condizioni politiche per realizzare questi obiettivi che vive, essa per prima, come una stravagante velleità propagandistica di Alemanno).
Non possiamo rimanere spettatori perchè è necessario affermare che una città ecologicamente sostenibile ed energeticamente alternativa sta nel nostro dna politico e culturale, perché per cambiare il modo di produrre e di consumare della città serve più democrazia e non il dirigismo sgangherato della destra, perché il PD, con le forze politiche e sociali migliori della città, è in grado di costruire, assieme ai cittadini e alle imprese più lungimiranti, le strategie, gli obiettivi e le modalità concrete di una riconversione verde dell’economia romana, ciò che la destra non è in grado di fare se non in modo velleitario nei contenuti, confuso nei mezzi, verticistico nei processi e opaco nei fini.
Con queste operazioni, tuttavia, la destra metterà in moto energie, risorse e interessi, alcuni dei quali legittimi, e da tutto questo potrebbe prendere corpo, anche nell’insuccesso, una Roma diversa e peggiore: nuovi equilibri, nuovi rapporti di forza, nuove competitività, nuove filosofie della cittadinanza e del lavoro e del rapporto tra individualità e territorio.Dobbiamo entrare, con tempismo e competenza, nel merito di questi tentativi di trasformazione, per combatterli indicando alla città visioni e soluzioni alternative e incalzando la giunta con un’opposizione in grado di svelarne contraddizioni e strumentalità. Altrimenti Roma precipiterebbe ancora più indietro con una velocità che neanche immaginiamo.
Per questo chiamiamo, oggi, la città ad una battaglia politica che ha due aspetti, uno culturale e l’altro di iniziativa nel territorio:
il primo riguarda la conoscenza più aggiornata dei cambiamenti di Roma, dei sui nuovi mali e dei caratteri specifici della crisi economica e sociale romana che va, inoltre, misurata nel suo contesto competitivo, che è nazionale, europeo e mondiale;
il secondo dettato proprio dall’analisi del voto e sul dato elevato di astensionismo, consiste nella consapevolezza di dover intraprendere un’azione di richiamo e accompagnamento all’impegno politico di tanti cittadini che, soffrendo individualmente il disagio , in molti casi non ne comprendono le responsabilità politiche, faticando, per questo, a reagire politicamente. Questi cittadini, viceversa, costituiscono la fonte principale di energia per il cambiamento di Roma ma hanno bisogno, per trarne speranza e forza, di una nuova e chiara visione del futuroverso la quale il PD romano intende portare la città. Senza tale visione, tradotta in un progetto condiviso che definisca risposte credibili al disagio dei cittadini, facendole percepire come proprie e realizzabili, nessun programma politico avrà la forza necessaria per conquistare il consenso vasto che occorre per risollevare la città dal declino, nella quale è stata abbandonata da una destra vecchia, incapace e senza idee.
 
 
DUE ANNI DI CENTRODESTRA.
 
 
Queste affermazioni, non sono solo un accusa politica frutto di una volontà polemica, ma sono chiaramente affermazioni che generano dal giudizio sul governo della città dalle scelte politiche sbagliate e dagli errori  grossolani evidenti commessi, alcuni dei quali gravissimi.
 
Basterebbe ricordare la vicenda, troppo velocemente liquidata, del deludente esito della commissione Marzano.
Il documento finale la dice lunga sull’impostazione di base con cui si sono affrontate alcune problematiche con gli esiti deludenti che conosciamo.
Un documento senza anima privo della dimensione strategica auspicata.
Un documento che si limita ad elencare idee progettuali molte delle quali buone per qualsiasi città, alcune curiose, senza alcuna gerarchia o priorità.
Si va dai trasporti alla scuola, alle cose più varie, dove mancano quasi del tutto i temi del Lavoro o quelli della sostenibilità che vengono circoscritti in alcuni ambiti e non si traducono, come dovrebbe essere naturale nel tempo della crisi, in principi guida capaci di configurare il progetto per la Roma di domani.
Il documento evita qualsiasi accenno all’area metropolitana e non nomina mai la parola provincia.
Una commissione di quel tipo che non si pone il tema di quanto le politiche dello sviluppo o quelle per la mobilità tanto per fare alcuni esempi, prescindano dal rapporto che la città ha con la sua circostante area metropolitana.
Qui mi permetto di azzardare che non credo all’errore ma ad una precisa volontà politica.
 
Questi due anni si sono caratterizzati con un basso profilo, poche e generiche idee, arroganza, e anche molta confusione è vero ma anche con scelte che fanno emergere un idea , un modo di concepire la città:
 
il Definanziamento di tante importanti opere pubbliche indica chiaramente il deficit gestionale e decisionale che in merito alla vicenda urbanistica della città questa giunta ha evidenziato
 
non c’è solo una volontà autolesionistica e punitiva per alcuni territori, ma anche confusione.
In alcuni casi abbiamo anche assistito a dei ripensamenti e anche a degli entusiasti tagli di nastro proprio su opere concluse ma progettate e finanziate dal centrosinistra.
 
Significativa à la vicenda Acea .
Nel 2008, appena insediata la Giunta, il Sindaco conferma piano industriale e management.
Passano pochi mesi e Alemanno nomina Giancarlo Cremonesi alla Presidenza del Gruppo Acea SpA sostituendo Fabiano Fabiani.
Di nuovo il Sindaco conferma il mandato all’AD Mangoni con obbiettivo di chiudere la strategia industriale avviata.
Invece, da subito emerge il disaccordo tra l’AD e il Presidente.
L’accordo con i partner Francesi va in crisi.
La crisi tra i due, condita da numerose ed inutili dichiarazioni del Sindaco Alemanno e del Presidente Cremonesi arriva sui giornali.
Acea  perde in borsa in soli tre giorni 500 mln di euro.
Viene sostituito il top-management.
Nuovo AD è Staderini uomo vicino a Casini.
Viene approvato dal nuovo CdA lo stesso piano industriale del 2007, ma lo stallo della strategia industriale per una società quotata in borsa è troppo grave.
Il titolo in borsa si dimezza, l’indebitamento supera i 2 miliardi di euro, non ci saranno dividendi per nessuno, il rapporto coi francesi giunge all’arbitrato per richiesta di Acea , si emettono bond per 500 mln di euro, dopo i 150 mln emessi alcuni mesi prima, si modifica lo statuto eliminando di fatto cosi la possibilità di avere un rappresentante per azionisti minori (lavoratori e cittadini piccoli azionisti che sono il  30%). In compenso il Gruppo Caltagirone ottiene il suo secondo uomo nel Cda di Acea.
Come se non bastasse, non arrivando i fondi per Roma Capitale promessi dalla propaganda mediatica del Governo Berlusconi, viene confezionato ad hoc da Andrea Ronchi l’articolo 15 del DL 135 che porta il suo nome. Questo da facoltà al sindaco di cedere il 30% delle quote pubbliche di Acea entro il 2015.
Inoltre assistiamo ad un susseguirsi didichiarazioni che continuano a fare danni enormi ad Acea , come quella rilasciata al al sole 24 ore di voler cedere entro l’anno il 21% del 51% di proprietà del Comune ad imprenditori e/o fondazioni del territorio, senza nessun criterio di trasparenza che sarebbe d’obbligo per un grande gruppo quotato in Borsa.
Il decreto Ronchi Viene presentato come un obbligo Europeo ma l’articolo 15 che norma la dichiarata volontà di cedere quote pubbliche di Acea non recepisce affatto una direttiva Europea.
Inoltre l’articolo 15 impone una scelta: liberalizzare o privatizzare.
Alemanno ha scelto di PRIVATIZZARE.
 
C’è da dire che tutto questo è successo senza mai informare il Consiglio Comunale (fatta eccezione per il Consiglio Comunale straordinario richiesto dall’opposizione).
 
 
Questo atteggiamento, l’atteggiamento di chi non dà mai valore al lavoro e non guarda mai all’interesse generale, lo ritroviamo sempre quando si parla delle aziende del Comune di Roma.
Roma entrate, Gemma, Risorse per Roma o Multiservizi, dove prevale oltre al tentativo di indirizzare verso altri i servizi che queste aziende svolgono, anche un furore ideologico animato dal solo fatto di essere strumenti messi in campo e valorizzati dal centrosinistra.
 
Forti dubbi emergono sulle prospettive economiche della nuova agenzia della mobilità nata dalla fusione di Atac-Metro-Trambus
 
 
disastroso come hanno approcciato e poi  ridotto l’offerta culturale,
anche qui troviamo il furore ideologico, cercando di azzerare tutto ciò che era riconducibile all'esperienza di governo passata, a cominciare dall'estate romana e dalle notti bianche. All'inizio avevamo capito che in sostituzione di quel patrimonio straordinario che ormai era diventato un volano dello sviluppo economico della città, bastava fare le mostre sul futurismo.
Quell'accanimento contro l'offerta culturale ha mostrato una concezione errata su cosa è l'offerta culturale a Roma, non si è preso minimamente in considerazione, per esempio, che dietro quel mondo, c'è il lavoro ed il reddito di tante e tanti lavoratrici e lavoratori. E che alcuni picchi sulle presenze di turisti erano riconducibili proprio a quell'offerta.
 
 
Il tema della sicurezza è stato trattato con l’incentrare tutto sulla lotta alla microcriminalità, che è certamente il modo per far giungere prima ai cittadini la percezione di qualche buon risultato, ma non abbiamo sentito o visto nulla per esempio sulla penetrazione della malavita organizzata, proveniente dall’Italia meridionale o dai paesi dell’est in particolare.
Le inchieste ed i sequestri avvenuti sul litorale invece, denunciano che ormai questo è il vero tema della sicurezza che dovrebbe preoccupare una amministrazione sana.
 
O per esempio non abbiamo sentito nulla sul dilagare dell’uso di sostanze stupefacenti di nuova generazione che appunto stanno invadendo il mercato dello spaccio che si rivolge sempre di più verso i giovanissimi.
 
Grave è anche il silenzio sulla chiusura dei commissariati, sul taglio ai fondi delle forze dell’ordine, che hanno lanciato un grido di allarme raccolto da noi ma evaso dal centrodestra.
 
Non meglio è andata per come hanno trattato i temi del welfare.
 
Sull’immigrazione è prevalso il tema dell’ordine pubblico, strumentalizzando i temi della paura, dell’incertezza, che emergono soprattutto nelle periferie dove più è concetrata la presenza degli immigrati.
A Roma aumenta la popolazione straniera. Poco meno di 300.000 persone con un incremento di circa il 10% rispetto all’anno precedente. Oltre 44.000 sono minori (di cui più di 36.000 nati in Italia). Si tratta di fenomeni che richiederebbero una riflessione di respiro strategico, una riflessione su nuovi e più avanzati fondamenti di civiltà basati sulla accoglienza e sull’integrazione della presenza straniera, sulla individuazione di strumenti adeguati al suo inserimento, sulla lotta allo sfruttamento e sul rispetto di un quadro complessivo di legalità.
 
In questi due anni inoltre ha pesato l’assenza di un piano strategico per la “questione nomadi”. Si sono fatti sgomberi senza tutele sociali, spostando gli insediamenti da una parte all’altra della città. Non si prospettano soluzioni sui grandi insediamenti dove le persone vivono nel degrado più assoluto e dove l’impatto sociale è sempre più problematico.
 
Scarsa è stata l’attenzione riservata ai senza dimora. Sono ormai circa 6 mila quelli che vivono nella città; di questi, più di 4 mila dormono per strada ogni notte.
 
Nonostante in città sia sempre un più alto numero di persone che vive sull’orlo del precipizio sociale, contrassegnato da povertà, precarietà cronica dal punto di vista occupazionale, impossibilità di conciliazione tra lavoro e accudimento familiare,
e ci si trovi di fronte all'aumento del numero delle persone non autosufficienti prive di ogni sostegno,
a fronte della precarizzazione delle condizioni materiali e di una sempre più iniqua distribuzione delle risorse tra i gruppi sociali, si è evidenziata in questi due anni l’assenza di una qualsivoglia riflessione di sistema sullo sviluppo di nuovi e più ampi
servizi o ammortizzatori sociali, che consentano al cittadino e alle famiglie di essere nelle condizioni di poter pianificare un progetto di vita.
Si sono in questi due anni riempiti la bocca con la parola famiglia,
ma nulla hanno mosso, verso proprio quelle famiglie che sono le vere le vittime sacrificali di un welfare informale che sempre più sostituisce e colma impropriamente il deficit di politiche pubbliche (che potrebbero essere congruamente foraggiate attraverso una adeguata politica dei redditi e fiscale).
Quelle stesse famiglie su cui ricade completamente l’onere di cura delle persone anziane non autosufficienti. La riforma del Welfare avvenuta con la L. 328/00, ha introdotto una nuova logica di programmazione sociale basata sui Piani di zona e la promozione di un “welfare dei servizi” non più basato su misure risarcitorie, ma su politiche di costruzione di cittadinanza. Politiche sociali come politiche di cerniera rispetto a quelle della cura, abitative, sanitarie, assistenziali, formative, lavorative. Una strategia che richiederebbe una riqualificazione e ristrutturazione della spesa sociale nel quadro di una nuova cultura dei diritti e della solidarietà tesa a riflettere sulla lotta alla povertà in termini di costruzione di sempre più avanzate ipotesi di cittadinanza. Abbiamo assistito in questi due anni a tutt’altra storia.
 
La cosa che colpisce è l’atteggiamento nei confronti della crisi economica.
Tante sono state le vertenze aziendali che si sono prodotte in città,
abbiamo assistito a tante lotte di lavoratrici e lavoratori alcune di queste emblematiche,
Carrefour, Eutelia, Ispra, Italtel.
Non li abbiamo mai visti, non abbiamo mai visto non dico il sindaco, ma nemmeno un consigliere affacciarsi in quei luoghi, eppure su quei tetti o dentro quelle aziende occupate, c’era tanta dignità e si cercava anche di suggerire proposte.
Avrebbero potuto ascoltare sul tetto dell’ispra che quei ricercatori, non si battevano solo per il loro posto di lavoro ma, si battevano per la ricerca pubblica affermando giustamente che a Roma quello è un asset produttivo straordinario per la città.
O se avessero ascoltato dentro l’eutelia occupata i ragionamenti che nelle assemblee si facevano su come le TLC, la banda larga, il WII FI, costituiscono per una città il volano indispensabile per la qualità della sua rete produttiva, per la sua innovazione, che offrirebbe opportunità lavorative a tanti e sempre dal punto di vista occupazionale, stabilità ed un freno alla dequalificazione che la crisi sta producendo. Anche li non ci si batteva solo per il loro posto di lavoro ci si batteva per questo.
Il lavoro, nel tempo della crisi, in questi due anni se lo sono dimenticato.
Lo hanno riscoperto qualche settimana fa,
prima, guarda caso, della campagna elettorale, anche qui col mirabolante annuncio di 600.000 posti di lavoro, idea non originale, qualcun altro sempre in campagna elettorale qualche anno fa, ce ne aveva promessi 1milione.
 
 
 
Poi c’è la questione del bilancio.
Roma è l'unico comune italiano a non averlo approvato.
Un fatto gravissimo sul quale si tenta di distogliere l'attenzione.
 
La città rischia di fermarsi , i municipi sono allo stremo.
La ricaduta sarà soprattutto sulle fasce sociali più deboli che vedranno privarsi dell'assistenza, anzi che già ora si vedono cancellare alcuni servizi essenziali.
Credo che su questo, in termini di denuncia e mobilitazione non abbiamo fatto abbastanza,
lo dico con estrema franchezza,
la mobilitazione su quanto sta avvenendo non può ricadere solo sulle spalle dei presidenti di municipio,
nelle prossime settimane chiameremo a raccolta in una grande iniziativa tutti i presidenti, gli assessori, tutti gli eletti nei municipi per lanciare una mobilitazione che chiederà verità e trasparenza.
 
la mancata approvazione del bilancio di Roma è una questione nazionale, che riguarda tutti,
 
e su questo dobbiamo chiedere al governo nazionale e ad Alemanno di dire la verità sul perché questo bilancio non si può approvare, adesso la campagna elettorale è finita.
 
 
 
 
IL NOSTRO PERCORSO.
 
Per questo, vedete, c'è bisogno di un partito,
per questo dobbiamo rimetterci al lavoro,
riscoprire il gusto della fatica che lo studio e l’elaborazione comportano.
 
E quindi è necessaria una nostra riorganizzazione ed una nuova proposta di iniziativa politica.
Il PD deve tornare ad essere il punto di riferimento delle vertenze territoriali e di settore e rilanciare proprio nei territori e nelle categorie una speranza per la città.
 
Le numerose risorse e competenze che il PD di Roma ha a disposizione vanno messe in rete.
I circoli, gli eletti di ogni ordine e grado, le tante competenze,
una forza straordinaria.
 
Proprio mettendo insieme le migliori competenze e creando dei veri e propri forum di settore o su singoli argomenti che la rete va creata.
 
Metteremo insieme i parlamentari i senatori, i consiglieri regionali , provinciali, comunali e municipali che nelle commissioni si occupano di dati settori, con le migliori competenze provenienti dalle esperienze dei circoli aprendo alla collaborazione anche di chi fuori dal PD voglia contribuire allo studio ed alla elaborazione nonchè alla messa in campo di iniziative politiche.
 
Convocheremo in autunno le conferenze di quartiere,
è un compito che spetta ai circoli, che dovranno guardare oltre il PD , rivolgendosi ai comitati di quartiere, alle altre forze politiche, alle associazioni, facendosi carico di un protagonismo che mette insieme la rete di forze utili ad accendere le vertenze territoriali per il miglioramento della vita nei territori della città.
 
Nel contempo andranno messe in campo le conferenze di quadrante, guardando così all'area metropolitana, che avranno il compito di indicare in un contesto più ampio le linee guida di quelle iniziative territoriali, donando una visione più completa e quindi un progetto complessivo con il quale si indirizzeranno le iniziative in tutti territori della città.
 
 
L’obiettivo di queste iniziative è quello di arrivare a chiamare a raccolta la città
e presentare, in un iniziativa programmatica il nostro progetto per l’alternativa,
la nostra nuova idea di città.
 
Una prima iniziativa programmatica che potrà svolgersi in inverno, con tutte le forze sociali della città, dove affrontare settore per settore un confronto aperto ai contributi di quanti vorranno con noi collaborare a quel progetto.
 
Poi chiameremo le forze politiche nostre alleate alla convocazione di un momento comune di riflessione, una sorta di stati generali del centrosinistra romano, per ribadire non solo la necessità di una alleanza, ma soprattutto quella di dimostrare che il centro sinistra è in grado di consegnare alla città un progetto comune e condiviso.
 
 
Abbiamo parlato di classe dirigente, di una nuova classe dirigente che si deve forgiare attraverso la creazione e la difesa di un nuovo progetto di città, e che dobbiamo già ora coinvolgere nelle iniziative che abbiamo fin qui proposto.
Quella classe dirigente dovrà essere la classe dirigente che si candiderà alla guida della città.
Stiamo parlando di centinaia di uomini e donne che nei circoli nei municipi nelle istituzioni sarà protagonista della nuova storia di Roma.
E' una straordinaria scommessa, che si può vincere solo se una parte fondamentale del gruppo dirigente storico del PD romano si mette a disposizione di questo obiettivo vitale per la rinascita ed il futuro della città.
 
Accompagnare, questa è la parola.
che significa mettere a disposizione di un nuovo gruppo dirigente, che dovrà essere il protagonista della battaglia politica, le competenze e l'esperienza di chi ha fatto la storia di questa città e che ne può determinare la nuova decisiva svolta.
 
La formazione politica di tanti giovani quadri è la chiave che apre a questa prospettiva, ed un partito, un grande partito non può rinunciare a questa determinante funzione.
E' tempo di ritornare a formare ed a selezionare classe dirigente attraverso percorsi di formazione politica.
 
Creeremo nei prossimi mesi una task force di formatori del PD di Roma, e proporremo corsi e momenti di studio su tanti temi a cominciare da quelli dell'amministrazione del funzionamento delle istituzioni locali per finire a tutti quei temi che vanno dall'urbanistica al sociale, dal lavoro alla salvaguardia dell'ambiente, dalla mobilità alla scuola.
Formazione, studio, pratica, iniziativa politica, merito e competenze, questi gli ingredienti che dovranno promuovere la nuova classe dirigente.
 
Basta fedeltà e correntismo!
 
Un ruolo fondamentale, in questa fase di iniziativa, lo giocherà la comunicazione.
E' questo per noi un tema spesso irrisolto, è vero,
ma anche qui è venuto il momento di operare una svolta.
Nella recente campagna elettorale abbiamo utilizzato per la comunicazione i volontari della comunicazione.
Si è trattato certo di un iniziativa volontaristica dettata dall’emergenza, ma anche l’embrione di una possibile proposta innovativa di come il PD di Roma dialoga e comunica con la città.
Utilizzare un ampia tipologia di mezzi di comunicazione ed una squadra di comunicatori che agisce in tutti i settori ed in tutti i territori della città è cosa indispensabile per affrontare la sfida che stiamo lanciando.
 
Sfida che và lanciata subito, indicando e quindi comunicando, alcuni obiettivi chiari.
 
L’area metropolitana è un nostro obiettivo?
 
Bene, allora il PD di Roma deve dire con chiarezza che si batterà affinchè nel 2013 si voti per il sindaco e per il consiglio dell’area metropolitana di Roma capitale.
E che lavorerà per la definizione del suo progetto strategico.
 
Il PD di Roma deve dire con altrettanta chiarezza, e battersi, per il decentramento e per la trasformazione dei municipi in comuni metropolitani con più poteri con più risorse con più autonomia gestionale.
 
Dobbiamo tornare ad occuparci delle periferie per portare lì dove il disagio è più alto i servizi necessari
Affrontare con forza il tema della mobilità delle opere pubbliche definaziate e dei nuovi prgrammi che servono per la città.
Dobbiamo affrontare il tema del modello di funzionamento della macchina capitolina della sua riorganizzazione, per andare incontro alle esigenze di semplificazione che rendano quell’apparato meno burocratico.
 
Su questi temi,  sul tema della vicenda urbana della città lanceremo già a fine maggio una Iniziativa per un primo approfondimento, formando un primo gruppo di lavoro.
 
 
 L’altra iniziativa che va lanciata subito è quella sul sociale, anche qui faremo subito partire un gruppo di lavoro, ormai la città è allo stremo come abbiamo detto e l’esigenza di rilanciare una grande vertenza cittadina sui grandi temi del sociale non è più rimandabile.
 
 
In conclusione, come vedete ci troviamo di fronte ad un impegno difficile,
 
ma dettato dalla necessità che non possiamo restare fermi,
 
del nostro lavoro della nostra iniziativa politica ne abbiamo bisogno noi, è vero, e ne ha bisogno il centrosinistra di Roma, ma soprattutto ne ha bisogno Roma, che non merita il declino a cui è sottoposta e
 
che non merita la classe dirigente che ora la governa,
 
Roma vuole ridarsi una speranza.
 
Noi oggi prendiamo l'impegno di iniziare un cammino, un cammino che ha un solo obiettivo,
 
donargliela.
 
Grazie.
 
 
 
 

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